Dopo
aver realizzato, nel corso del 1961, una serie di dipinti su fondo
nero riflettente, tutti intitolati significativamente “Il presente”,
Pistoletto conduce una serie di esperimenti tesi a raggiungere il
massimo grado di quell'oggettività manifestatasi nei primi
dipinti specchianti. Per rendere maggiormente riflettente il fondo
prova ad utilizzare delle lastre di alluminio, che applica sulla tela
(Uomo grigio di schiena, 1961). Individua infine nell'acciaio
lucidato a specchio il materiale più idoneo. Per dare la massima
obiettività anche alla figura, si risolve ad utilizzare la
fotografia. Si susseguono quindi diversi tentativi: prova ad applicare
l'immagine fotografica ritagliata o gelatina fotografica direttamente
su una lastra di acciaio lucidata, soluzione che scarta perché
in tal modo la fotografia conserva il carattere di inserto oggettuale,
che contrasta con l'immaterialità dell'immagine riflessa. Prova
anche a utilizzare uno specchio normale, soluzione accantonata anche
questa per i problemi posti dallo spessore del vetro. Giunge infine,
nel corso del 1962, a mettere a punto la tecnica con la quale produce
d'ora in poi i suoi quadri specchianti: una lastra di acciaio inox
lucidato a specchio sulla quale è applicata un’immagine
ottenuta mediante una tecnica di riporto fotografico, consistente
nel ricalcare una fotografia, ingrandita a dimensioni reali, a punta
di pennello, su carta velina. A partire dal 1971 la velina dipinta
sarà sostituita da un processo serigrafico di riproduzione
dell’immagine fotografica.
I quadri specchianti costituiscono il fondamento dell’opera
di Pistoletto, sia della sua successiva produzione e attività
artistica, sia della riflessione teorica nella quale egli costantemente
ad essi ritorna per approfondirne il significato e svilupparne le
implicazioni. Le caratteristiche essenziali, che l’artista stesso
individua in essi, sono principalmente: la dimensione del tempo, non
soltanto rappresentato, ma realmente presente; l’inclusione
nell’opera dello spettatore e dell’ambiente circostante,
che ne fanno “l'autoritratto del mondo”; la congiunzione
di coppie di opposte polarità (statico/dinamico, superficie/profondità,
assoluto/relativo, ecc), costituite e attivate dall'interazione tra
l’immagine di natura fotografica e ciò che avviene nello
spazio virtuale generato dalla superficie specchiante; la collocazione
dei quadri specchianti non più ad altezza finestra, come tradizionalmente
vengono appesi i quadri, bensì sul pavimento, fa sì
che essi aprano un varco attraverso il quale l'ambiente in cui sono
esposti si prolunga nello spazio virtuale dell'opera, una porta che
mette in comunicazione arte e vita.
I quadri specchianti vengono esposti per la prima volta nella personale
di Pistoletto alla Galatea nell’aprile del 1963. Pochi giorni
dopo l’inaugurazione Pistoletto si reca a Parigi, dove conosce
la gallerista Ileana Sonnabend, che successivamente acquista in blocco
l’intera mostra e rileva il contratto di Pistoletto con la Galatea.
“Mi rendevo conto che attorno a me non c’era
alcun tipo di adesione e di interesse, anzi un certo nervosismo
di rifiuto, soprattutto del gallerista stesso. Così sono
andato a fare un viaggio a Parigi. Lì ho incontrato Beppe
Romagnoni che mi ha parlato di una galleria, dove si esponevano
quadri strani e interessanti. Allora sono passato alla Galleria
Sonnabend, ho chiesto di vedere questi quadri, in questo modo ho
visto per la prima volta i quadri di Rauschenberg, di Jasper Johns,
Resenquist e Lichtenstein, le sculture di Segal e Chamberlain. Mi
hanno chiesto se ero un critico e ho riposto: no, sono un’artista.
Alla domanda su che cosa facevo, ho mostrato il catalogo della Galatea
e un quadro. Sono rimasti colpiti dal lavoro e sono venuti a Torino
dove hanno acquistato tutta la mostra alla Galatea. Hanno rilevato
il contratto con Tazzoli ed è iniziata una situazione estremamente
importante per me: essere proiettato in una dimensione internazionale,
fuori dalla situazione esclusivamente torinese” (M. Pistoletto,
intervista con G. Celant, op. cit., pp 26-29)
Con i quadri specchianti Pistoletto raggiunge
in breve riconoscimento e successo internazionali, che lo portano
a realizzare già nel corso degli anni Sessanta numerose mostre
personali in Europa e negli Stati Uniti (nel 1964 a Parigi, nel
1966 a Minneapolis, nel 1967 Bruxelles, nel 1967 e 1969 a New York,
nel 1969 a Rotterdam).
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