La scultura è per
Pistoletto una passione che egli nutre fin da ragazzo, quando a
quattordici anni acquista a rate un’antica scultura lignea,
la prima di una collezione che egli arricchirà nel corso
degli anni. A partire dal 1967 utilizza calchi di sculture classiche
per alcune sue opere come la Venere degli stracci (1967)
o L’Etrusco (1976). L’Annunciazione
(1980) - in cui al calco di una statua è applicata una seconda
figura in poliuretano - e Il gigante (1981), che sovrappone
calchi di statue diverse - preannunciano la successiva produzione
di vere e proprie sculture, nel senso etimologico del termine, realizzate
in poliuretano rigido, materiale scelto per la velocità di
esecuzione che esso consente. Così, nel giro di pochi giorni,
utilizzando blocchi di poliuretano policromi, crea un gruppo di
opere denominato La natività, esposte a New York
presso la Galleria Salvatore Ala nel novembre del 1981. Successivamente
le sculture assumono sempre più l’aspetto di elaborazione
e condensazione di frammenti, recuperati come “oggetti trovati”
nella memoria della tradizione scultorea, aspetto particolarmente
evidente in opere come L’Acrobata (1982) o Albero
(1983). Dal 1984 verrà usato anche il marmo, per “copiare”
in grandi dimensioni le sculture in poliuretano, oppure sovrapponendo
marmo e poliuretano come nel gruppo Le quattro stagioni
(1985).