Oggetti in meno
Tra la fine del 1965 e il gennaio del 1966 Pistoletto produce ed espone nel proprio studio, un'ex tipografia in via Reymond a Torino, che in questi anni gli fa anche da abitazione, gli Oggetti in meno. Sono opere create attraverso un processo di lavoro legato alla spontaneità e alla contingenza. Con questi lavori, ognuno diverso dall'altro, come se si trattasse di una mostra collettiva, viene infranto quel dogma per cui ogni opera di un artista deve essere stilisticamente riconoscibile, come un marchio commerciale standardizzato. Gli Oggetti in meno sono infatti accolti molto freddamente dalla critica, tanto che determinano un congelamento del valore di mercato dei precedenti quadri specchianti che avevano ottenuto grande successo in Europa e negli USA. Anche rispetto ai galleristi Sonnabend e Castelli, con i quali Pistoletto lavorava, la produzione di queste opere costituisce un motivo di incomprensione e infine di rottura del contratto che li legava.

“Arrivato alla fine del 1964, Leo Castelli mi dice: sbrigati a fare quadri perché sono stati tutti venduti e piazzati nei musei, voglio fare una tua mostra subito. Allora ho lavorato come un matto, sono partito e arrivato a New York, mi ricordo che nel taxi c’erano, da una parte Solomon, che aveva curato il padiglione americano alla Biennale di Venezia del 1964, quando aveva vinto Rauschenberg, e dall’altra Leo Castelli. Quest’ultimo afferma: “Senti, devi venire negli Stati Uniti oppure per te qui non c’è più niente da fare. Stai avendo un grande successo, però o entri nella nostra grande famiglia o non è possibile continuare”. Da quella volta non sono più andato per quindici anni negli Stati Uniti. Questo per dire come sia ritornato in Italia a fare gli Oggetti in meno e abbia reagito ad una concezione di mercato che rendeva potente un dominio culturale e pratico che ti forzava a sentirti o parte di un clan o solo. Ho scelto di essere solo, perché forte della mia convinzione che quanto avevo sviluppato era un lavoro nato su un territorio culturale non diseredato, ma di profonda eredità.” (M. Pistoletto, intervista con G. Celant, op. cit., p 31)

"Mi pare, con i miei recenti lavori di essere entrato nello specchio, entrato attivamente in quella dimensione del tempo che nei quadri specchianti era rappresentata. I miei recenti lavori testimoniano la necessità di vivere e agire secondo questa dimensione, cioè secondo l'irripetibilità di ogni attimo, di ogni luogo e quindi di ogni situazione presente (...) I lavori che faccio non vogliono essere delle costruzioni o fabbricazioni di nuove idee, come non vogliono essere oggetti che mi rappresentino, da imporre o per impormi agli altri, ma sono oggetti attraverso i quali io mi libero di qualcosa - non sono costruzioni ma liberazioni - io non li considero oggetti in più ma oggetti in meno, nel senso che portano con sé un’esperienza percettiva definitivamente esternata.” (M. Pistoletto, Gli oggetti in meno, op. cit.)

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Oggetti in meno
Oggetti in meno
Oggetti in meno
Quadro da pranzo
Rosa bruciata
Colonne di cemento
Paesaggio
Lampada a mercurio
Piramide verde
Specchio
Pozzo
Semisfere decorative
Teletorte
Bagno
Mobile
Fontana luminosa
Mica
Ti amo
Struttura per parlare in piedi
Letto
Vetrina
Corpo a pera
Casa a misura d'uomo
Sfera sotto il letto
Scultura lignea
Foto di Jasper Johns
Sarcofago
Sfera di giornali
Grande sfera di giornali
Metrocubo d'infinito

Versioni:
Le orecchie di Jasper Johns
Portico
Vetrina specchio
Corpo a pera specchio
Pozzo specchio
Pozzo cartone e specchio
Cinque pozzi
Pozzo nero
Mappamondo
Bagno barca
Pozzo culla
La terra e la luna
 MICHELANGELO PISTOLETTO
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